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Post Road Magazine #34

Solo a Metà

Anna Saroldi

1.

And at the bursting of a thousand and more bombs,
beneath the uproar
you will remember
this time of peace
that you could not relish

you will try to rebuild it
piece by piece
in a heart’s lumber room
a safe cleft
to lock yourself in
when the earth kills
and the human quakes

sealed deeper down
behind another door, properly locked
yet another vault
where to forget
your guilt
the common responsibility
for all of this

 - - -

E nell'eclatar di mille e più bombe
sotto il loro frastuono
ricorderai
questo tempo di pace
che non hai saputo godere

cercherai di ricostruirlo
pezzo per pezzo
in un ripostiglio del cuore
un anfratto sicuro
in cui richiuderti
quando la terra uccide
e l'umano trema

sigillato più giù
dietro un'altra porta, ben chiusa
ancora un caveau
dove dimenticare
la tua colpa
la responsabilità comune
per tutto questo

2.

N – O - N

Je voudrais le dire en français
Pourquoi?
Mais c'est bien plus équilibré

Can you feel it?
In those two resistant defensive towers
those reliable pillars of probity
go ahead come back go ahead
πάλιν δρóμος
like me

as if choices could be made again and they could
last,
nothing to inflect – one path only:
the one I have taken

pas seulement plus équilibré, ça serait bien plus
facile
I would say it in a different language because I would love a different life

I would impose a final “no”
frightful monosyllable left to learn
no regret, no manipulation
but I just have those unstable little letters
no one to save me  


- - -


N – O – N

Je voudrais le dire en français
Pourquoi?
Mais c'est bien plus équilibré

Lo senti, l'equilibrio?
In quei due solidi torrioni di guardia
quei pilastri di sicura rettitudine
avanti indietro avanti
πάλιν δρóμος
come me

come se le scelte si potessero ripercorrere e potessero
restare,
niente da declinare - un solo percorso:
quello che ho preso

pas seulement plus équilibré, ça serait bien plus
facile
lo direi in un'altra lingua chéamerei una vita altra

vorrei importi un NO definitivo
spaventoso monosillabo ancora da imparare
non pentirmi, non lasciarmi abbindolare
ma ho solo queste letterine instabili
nessuno che mi venga a salvare

3.

There was a first birth and there will be a last death.
Nothing will go on forever.
Others may live what you lived,
may feel weak and unbreakable,
may fear the end,
but one day someone will be the last to experience it,
thinking perhaps of the one who felt it for the first time.
Certainly the first one was neither aware nor conscious,
the last may not have time to think about it;
under the collapsing sun or the exploding bomb
all will be simplified.

Or maybe she will die alone, the Last Daughter,
in a deserted worn out devastated planet,
alone with insects and cockroaches:
no future to be mother to.

We will have been a fine experiment,
a brief parenthesis,
a nothingness of a miracle without value,
when time has ended as well
and Words will not serve.

- - -

C'èstata una prima nascita e ci saràun'ultima morte.
Nulla si ripeterà in eterno.
Altri vivranno ciò che tu hai vissuto,
si sentiranno fragili e invincibili,
temeranno la fine,
ma un giorno qualcuno lo vivrà per ultimo,
magari pensando a chi l'ha provato per primo.
Di certo il primo non ne aveva consapevolezza né coscienza,
l'ultimo forse non avrà il tempo di pensarci;
in un sole al collasso o in un'esplosione di bomba,
tutto gli sarà facilitato.

O forse perirà sola, l'Ultima Figlia,
in un pianeta deserto consumato e distrutto,
sola tra insetti e scarafaggi:
nessun futuro di cui essere madre.

Saremo stati stati un bell'esperimento,
una breve parentesi,
una nullità di miracolo senza valore,
quando sarà finito anche il tempo,
e non varranno Parole.

4.

and then writing, let’s admit it, becomes
an obsession, becomes that you write
down every pulse, you instill every thought
into the weary sheet into the worn out tip
of a pencil, short by now – so short
it doesn’t fit in your hand – and for now
you take note of the unnecessary, in view of
revealing the future corollary of undecoded acts,
of mid-open drawers. 

- - -

scrivere poi, diciamocelo, diventa
un'ossessione, diventa che scrivi
ogni battito, trasmetti ogni pensiero
alla carta stanca alla punta consunta
di una matita ormai corta – così corta
che non ti sta in mano – e intanto
segni ciò che non serve, in vista di rivelarsi
futuro corollario di gesti indecifrati,
di cassetti aperti solo a metà.



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